Aldo Manfredi

Occhiali Neri

Occhiali Neri, di Dario Argento

La grandezza del cinema di Dario Argento sta nel ricondurre ogni volta il suo cinema alla funzione essenziale del cinema stesso: il primato della vista. È l’occhio infatti che viene essenzialmente stimolato, come nella Cura Ludovico alla quale è sottoposto Alex Delarge (altra pellicola, altra riflessione sull’atto del vedere), attraverso una proiezione su schermo bianco che, se vista dalle prime file come il nostro Drugo, a tratti può apparire come una vera e propria allucinazione.
Dario Argento è stato e resta un regista visionario, uno dei pochi, ultimi rimasti che si ostinano contro la Critica a seguire la loro ispirazione visiva (voti striminziti da Ondacinema – seconda delusione dopo Diabolik, ma che belle schede però! – Cineforum, il sito (e poco più) MyMovies, si salvano solo FilmTV e Nocturno, vedremo Segnocinema che dice). Le sue storie, con trame esilissime e ripetitive (un maniaco vuole uccidere una ragazza, punto), con dialoghi assurdi, con intollerabili lungaggini di corpi martoriati continuano imperterrite a nascere, parole sue, da Immagini, spesso con una forte valenza simbolica: qui l’Eclissi, i Serpenti, la Cecità, tutto il suo Bestiario. Immagini appunto, questo è, nient’altro, Il Cinema.
Bastano i primi venti minuti, quelli dell’eclissi di sole in piena Roma, zero dialoghi o voce off, dove come sonnambula una bellissima donna – vestito e rossetto rosso come si addice al canone – fruga nella borsa e estrae una paio di occhiali neri mentre piano piano, lentamente ma inesorabilmente, il desco della luna oscura il sole in pieno giorno: il Male è arrivato in città, la Tenebra, il Buio prevalgono sulla Luce: chi vincerà?
Chi lo sa, chi può dire cosa significano certi segni, forse nemmeno lo stesso regista lo ha ben chiaro…
E poi subito dentro la visione come calati in un pozzo nero, con quel motivo di Rebotini tra Simonetti (Goblin) e Carpenter che Argento usa per avvisarci: sappiate che Lui sta arrivando, e ucciderà, siatene certi.
E ancora degli scampoli d’italianità che solo noi possiamo avere: “Er Canaro”, dei personaggi loschi ma umani: “Anzi mejo sessei ceca”, “Così non sei obbligata a vedemme… Sai, so’ brutto!”, dice un probabile parvenu ad Ilenia Pastorelli – Diana (ma tò, un nome a caso), escort di lusso, qui di bellezza e bravura davvero inaspettate, che con la Leone di Diabolik forma una bella coppia di Dark Lady nostrane… Mi piacerebbe chiederle quanto ha impiegato ad uscire da un personaggio così difficile da interpretare, una bella donna che diventa cieca, un vero motivo ricorrente nel cinema di Argento – la cecità – (citiamo il Flavio Bucci di Suspiria va’), ed un vero e proprio tòpos che attraversa tutta la storia del cinema (qualcuno ricorda La Scala a Chiocciola?) …
Alcune cadute di tono qua e là sono solo dettagli che non inficiano minimamente il risultato finale, un film bello da morire (appunto), con punte (la prima mezzora), che andrebbero proiettate nelle scuole di cinema, altro che insegnare storytelling e stupidaggini simili …
Il cinema italiano sta rinascendo, qualcuno se ne sta accorgendo? Tok tok? Ci siete la fuori? Aspettiamo che ci scoprano i francesi come fecero con Hitck e compagnia bella?
Mo’ me compro er volume de Lasagna và, che so’ sicuro che stòbbene…

 

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